Deve parlare chi ha qualcosa da dire.

Rubrica: vorrei più Manager come... Jurgen Klopp

La Lombardia si è svegliata in zona arancione de facto. Indici alle stelle, ricoveri, terapie e tutto quello che abbiamo imparato a conoscere nell’ultimo anno. Non è ovviamente l’unica regione, anche se è forse la più rappresentativa di quello scontro che semplifico con salute-economia. Potevamo già essere arancioni, ma ci siamo alzati dal letto gialli. E l’avvicinarsi del nuovo DPCM, il primo del Governo Draghi, ha fatto scatenare di nuovo la gara al commento. Al dire la mia. Statisti, scienziati, accademici, opiniologi, starlette, sportivi, ragionieri, baristi, facebookari e simili. Bisogna continuare con le zone colorate, bisogna colorare tutti uguali, bisogna colorare capillarmente, non bisogna colorare.

Sembra di stare all’asilo coi pastelli. Tutti hanno la verità e una soluzione da proporre.

Io sono uno scienziato e ascolto la Scienza. “Chi combatte il virus non ha tempo di parlare in tv” scrivevo su Senza Filtro su invito del Direttore nell’Aprile scorso. Ma qui non si parla di quello che penso io. Ma faccio mio il pensiero di Jurgen Klopp strepitoso allenatore del Liverpool che interrogato sul tema ha detto quello che tutti dovremmo aver stampato bene in testa:

“Non mi piace che su questioni molto serie venga considerata importante l’opinione di un allenatore di calcio. Il mio pensiero non conta nulla. Le persone che non sanno niente, come me, non possono parlare di questi argomenti. Dobbiamo ascoltare chi ha le competenze e chi può dire alla gente cosa fare. Io indosso un cappello da baseball e ho la barba fatta male”.

Le persone che non sanno niente non possono parlare. Affermazione così banale da risultare detonante se rapportata a quello che invece succede quotidianamente da noi.

Ma anche in una società con la s minuscola, come una PMI o una corporate, questa tendenza al parlare tanto per parlare, al parlare perché tanto si può, al parlare per giustificare una posizione, è tipica della mediocrazia manageriale. Intervengo in una discussione perché sono un manager, non perché ho qualcosa da dire. Per farmi vedere, per segnare. E chissenefrega se non ho la minima competenza sull’argomento specifico, se faccio solo rumore, se rallento il processo. Parlo, dico, muovo. Boicotto.

Conoscevo un CFO che era un ottimo CFO. Appena chiamato in Azienda, col suo fare, il suo pugno, aveva raddrizzato la baracca. Questo suo primo successo gli aveva fatto credere però di essere competente anche su tutto il resto delle attività dell’Azienda e, sfruttando una rendita di posizione e dei vuoti di potere, ha cominciato a inserirsi in tutte le conversazioni. Voleva decidere dello sviluppo del prodotto, delle strategia di Marketing, dei colori, della brand identity, leggeva i dati, assumeva, licenziava, spostava, metteva becco nelle grafiche, nelle partnership, nell’html, nell’ecommerce, nei font, nelle pivot, nella formazione, nei gestionali, sui ticket restaurants.

Così la barca che aveva raddrizzato, è affondata. Del resto era un ottimo ragioniere. Peccato gli mancasse il cappello da baseball.


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Copertina Jobbermag #7 | Vol.2 | Febbraio 2021