Quando capisci che il tuo collega è bravo quanto te. E non è un problema, anzi.

Quello che i Manager non capiscono, spiegato da Kylian Mbappé

In azienda il collega viene visto come un nemico. Se ti sta sotto, non deve salire. Se ti sta affianco, deve essere battuto e combattuto in ogni occasione possibile. Se è il capo di un’altra unit allora si tengono i rapporti al minimo indispensabile. Con diffidenza preventiva. Ciò che è mio, è mio, e ciò che è di altri deve diventare mio. Più teste, più team, più progetti, più soldi, più potere.

Ma non siamo tutti sulla stessa barca? Mi chiedevo in Jobber il libro.

Ma va. Chissenefrega se in questa difesa del fortino a rimetterci è l’azienda, il business, il fatturato. Si cerca di ottenere più che si può, poi al massimo si cambia azienda e ricomincia la giostra.

Il calcio è molto simile. Chi è che non ricorda di Inzaghi che non passa la palla a Del Piero? Non è vero, il calcio non è simile per nulla. Perché come in tutti gli sport, il valore è oggettivo. Non basta sapersi vendere. Se vali, sali. Infatti Inzaghi è finito pluricoppato al Milan e Del Piero è diventato un’icona della Juve anche se Super Pippo non gliela passava. Poi insieme hanno vinto un Mondiale.

Mi ha comunque molto colpito leggere le parole di Keylan Mbappé, probabilmente il giocatore più forte della sua generazione, candidato numero 1 all’eredità di Messi e Cristiano, già top player strapagato del Paris Saint-Germain nonché Campione del Mondo in carica con la Francia, che alla domanda su Neymar, suo compagno di squadra nonché, probabilmente, unico a potergli contestare il titolo di “numero 3 al mondo”, invece che arroccarsi su una risposta di circostanza o di difesa del suo status ha detto in una recente intervista a France Football:

“Neymar può fare tutto. È il migliore del mondo. Quando è arrivato a Parigi abbiamo capito subito di cosa era capace. Non so se tutti lo sappiano, ma Neymar capisce tutto sul campo. Ha un istinto che gli fa notare tutto in una sola volta. Ho sempre creduto che i grandi giocatori siano fatti per giocare insieme e questo è stato vero per noi. Dal momento in cui sono arrivato al Psg i nostri status sono stati stabiliti: Neymar è il cuore del progetto e io sono qui per aiutarlo. Questo perché quando sono arrivato al Psg ero solo una stella nascente e avevo bisogno di confermare le mie capacità sul campo”.

In azienda invece molto spesso quando un nuovo grosso nome viene inserito in organico succede che:

  • Non si sente in dovere di confermare le capacità in campo, ma lo fa in sede di potere con richieste e rendite di posizione.

  • Non si mette al servizio di chi già c’è, ma pretende di ridefinire i perimetri. Per partito preso. Qui molto spesso pecca anche l’azienda che difficilmente stabilisce gli status. Anzi, è spesso tutto nebulosissimo.

  • Non pensa di fare squadra con un altro grande “giocatore”, ma cerca di carpirne i segreti, rubargli i contatti, circuirlo e preparare le proprie trappole e il sorpasso.

Mbappé non ha bisogno di tutto questo. Ha un talento enorme e fa parlare il campo. Sa che Neymar può solo aiutarlo a farlo salire ancora più in alto. E allora perché combatterlo? Anche perché Neymar, che non è scemo, ricorda benissimo che, nonostante un talento fuori dal comune, in carriera ha vinto solo quando giocava con Messi e infatti, invece che fare la guerra a Mbappé, ha pensato bene di tirarlo su, accudirlo ed elevarlo. Il francesino, infatti, ci regala anche questa perla in chiusura:

“Non dimenticherò mai come mi abbia aiutato nei miei primi giorni. Quando hai 18 anni e arrivi in ​​un grande spogliatoio, non è mai facile. In queste grandi squadre, il 60% del tuo successo dipende dal tuo calcio e il restante 40% da come ti adatti allo spogliatoio. Mi ha aiutato e non lo dimenticherò mai”.

Il Paris Saint-Germain non vincerà la Champions League. Ma non sarà sicuramente colpa di Manager ottusi convinti che il proprio ego sia sopra l’obiettivo comune.

Del resto in questi ultimi tempi sembra di capire che persino sua santità Messi non sia Més que un Club. Ma questa è un’altra storia.


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Copertina Jobbermag #4 | Vol.2 | Febbraio 2021