Quando chi ti fa un colloquio di lavoro non sa una mazza.

Ne sanno qualcosa Spalletti e Sarri.

Nel mio lavoro mi capita spesso di seguire persone che devono affrontare un colloquio, per ottenere un nuovo posto di lavoro o per migliorare la propria posizione professionale.

Senza entrare nel merito di tutta l’analisi che viene fatta prima di decidere su quale campo schierarsi è ovvio che la prima, scontata, valutazione da prendere in considerazione è la competenza.

Quanto son preparato per coprire questa posizione?

Studiare, vince. Lo dico sempre, è il mio motto.

Ma a volte non basta. E non perché la competenza non serva, ma perché molto spesso chi ci sta ascoltando non è in grado di capirne la portata.

Leggendo il godibilissimo libro di Gianluca Di Marzio Grand Hotel Calciomercato ho trovato degli aneddoti calcistici che mi hanno rimandato a una troppo spesso sottovalutata prassi aziendale: quando il Founder/Ceo/AD convinto di sapere tutto solo per il fatto di essere Founder/Ceo/AD si mette anche a reclutare le persone.

In realtà questo non succede normalmente nelle grandi corporate, ma nelle piccole e medie imprese dove magari il Capo è il padre-padrone dell’Azienda a conduzione familiare (familiare, ma comunque con 200/300 dipendenti…) si assiste a questo fenomeno.

Un Founder che decide chi dovrà essere un Sales, chi un Marketing Manager, chi un Top Developer. “L’azienda è mia, decido io chi e dove” e lo si può capire, ma scegliere a sensazione e non a ragione, fa figo, ma alla lunga non paga.

Una volta mi è capitato di trovare un architetto alla guida della reparto di Data Analysis. “Eh ma mi è piaciuta subito, aveva un suo modo di giocare con la penna”.

Ok.

Ma cosa c’entra il libro di Gianluca Di Marzio?

Raccontando di quando Luciano Spalletti, in gran segreto nel 2009, è stato convocato a Londra da Roman Abramovič per discutere della prossima guida tecnica del suo Chelsea o di quando Maurizio Sarri è stato rapito dai russi che volevano convincerlo a firmare per lo Zenit a colpi di pesce crudo e vodka di prestigio, si vede come i due allenatori italiani, bravissimi, consci dell’esclusività di quella opportunità, abbiano cercato di arrivare all’incontro ultra preparati, preoccupati che il loro CV di assoluto livello non bastasse.

E sapete che domandona tecnica da Jeopardy questi Recruiter della domenica hanno fatto ai due candidati?

Lei come farebbe giocare la mia squadra?

E sapete qual è la cosa buffa?

Che comunque non potevano capirne la risposta. Non avevano la profondità di conoscenza della tematica di quell’area di lavoro per comprendere la differenza di come si muovono gli esterni in un 352 o in 433, o il taglio delle punte in un 442, o difendere avanzando (questo va di modissima dirlo ultimamente), non sapevano capire che ci sono calciatori buoni per una pubblicità ma non per vincere le partite, cosa sia un allenamento a secco, o come valutare le % del possesso palla.

Non sanno niente, ma ti devono valutare. E scegliere.

Studiare, vince. Sempre. Continuo ad esserne convinto, ma alle persone che seguo spesso dico anche di studiare chi avremo davanti. Perché molto spesso non verremo scelti per quello che sappiamo, ma per quello che siamo. O che pensano che siamo. In quel momento preciso, nella loro testa.

📣 Spoiler: Spalletti fu scartato. Gli fu preferito Ancelotti. Mentre Sarri non se la sentì di andare in Russia. Hai voglia a mettere la tuta ai -30C°…

🎁 Sotto, dopo i link, un piccolo extra sul tema grazie all’Inter di Moratti.


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EXTRA TIME:

Sempre dal libro di Di Marzio e sempre su questa tematica c’è poi il caso di Stramaccioni all’Inter. Qui fu addirittura il recruiter Moratti (padre-padrone, etc etc…) che convocò il giovane dipendente Stramaccioni che stava facendo uno stage con la squadra primavera e gli propose un doppio carpiato avvitato per diventare il nuovo Head of della Prima Squadra. Moratti era rimasto affascinato dal giovane allenatore e dai suoi risultati. Ma, aveva Moratti la competenza per decidere che quella fosse la persona giusta per il ruolo di allenatore dell’Inter FC? No. E lo sapeva pure. E lo sapevano tutti.

Moratti, gran Signore ma di calcio ha sempre capito pochino e la lista infinita di mezze punte pacco che ha comprato dal 1995 innamorandosene furtivamente è lì a testimoniarlo, voleva emulare il Barcellona che aveva affidato la prima squadra a un giovane e “inesperto” Guardiola, vincendo tutto.

Così tenne all’oscuro tutta la Direzione Tecnica per dar vita a questa sua intuizione. Stramaccioni-Inter. Ovviamente andò malissimo*.

*Record negativo di partite perse in una stagione di Serie A. Ancora imbattuto.


Copertina Jobbermag #11 | Vol.1 | Settembre 2020