Quando i dipendenti cacciano il Capo, ma non hanno studiato il latino (ma che c'entra?!)

Reportage disastro Juve #1

Il licenziamento in tronco del Top Manager Maurizio Sarri dopo aver vinto lo Scudetto 2020 non è per niente nello Stile Juve. Ma del resto nemmeno l’assunzione di uno come Sarri era in pieno Stile Juve. Tuta, sigaretta, parolacce. Ma dove vuoi andare?

Però una volta che gli dai le chiavi poi lo fai guidare. L’hai scelto tu, per questo.

Invece prima gli hanno fatto togliere la tuta, poi la sigaretta e parolacce. Ciononostante lui ha portato a casa il risultato: Scudetto. Quanti sono gli allenatori della Juve cacciati dopo aver vinto lo Scudetto?

Se prendi Sarri e cacci Sarri, sei tu che ti devi mettere in discussione, non lui.

O forse.

O forse non è che i dipendenti influenti, sicuro Bonucci, assodato Chiellini, probabilmente anche Ronaldo, non trovandosi a loro agio coi metodi del Capo Sarri abbiano fatto escalation con la dirigenza per farselo cambiare?

E guarda caso come sostituto è stato scelto il giovane, inesperto, silenzioso, amicone, malleabile, Andrea Pirlo.

“Alla Guardiola. Alla Zidane”. Dicono.

Ma quale Guardiola e Zidane! Pep da Manchester (allenatore che ha fatto letteratura) prima di diventare allenatore della prima squadra del Barcellona nel 2008 fa esperienza nel Barça B ottenendo una promozione dalla Tercera alla Segunda división. E Zizou (allenatore ancora non decifrato) prima di diventare allenatore del Real Madrid fa un anno di apprendistato nello staff tecnico di Carlo Ancelotti (praticamente un MBA del ruolo, n.d.r) e poi un anno da guida della seconda squadra del Real, il Castilla in terza divisione.

Pirlo non ha mai allenato un minuto. Non è un modo di dire. Nemmeno un minuto. Neanche nelle partitelle del giovedì.

Ma evidentemente i Senatori della Juve sono convinti che l’allenatore non serva, che bastano loro. Uno vale l’altro. Meglio uno che non rompa le palle e ci faccia fare quello che ci pare. Mica come Sarri che ci dice che siamo “inallenabili”. Che ci guida, ci impone una visione, ci dà una struttura, ci chiede disciplina, effort, risultati.

Per cui via. Via il Capo tiranno Sarri in tuta. E sotto col nuovo.

Peccato che i dipendenti della Juve siano gonfi di Scudetti e Palloni d’Oro, ma non abbiano studiato il latino. Ma cosa c’entra il latino?

Avessero studiato il latino si ricorderebbero la versione del “Tiranno e la vecchietta” attribuita a Valerio Massimo. Riassumo:

Mentre tutti in città invocano la morte del tiranno che, va da sè, tiranneggia, una vecchina prega perché sopravviva.

Perché: perché la sua esperienza le fa ricordare che negli anni si è sempre auspicata la morte del tiranno ma ogni volta ne è arrivato poi uno peggiore.

E adesso cari dipendenti Bonucci-Chiellini e compagnia godetevi il vostro nuovo tiranno. Con zero competenza, zero risultati, zero obiettivi. Clap clap.

E tu? Ti è mai capitato di voler cambiare Capo a tutti i costi e poi ti sei trovato peggio di prima?

[A fondo pagina lascio la versione completa de “Il tiranno e la vecchietta” per chi volesse approfondire].


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Copertina Jobbermag Reportgae #1 | Marzo 2021


Per i più curiosi ecco la versione di Valerio Massimo “Il tiranno e la vecchietta” (traduzione da un qualche sito licealico…)

A Siracusa, mentre tutti richiedevano per mezzo di suppliche la morte del tiranno Dionigi – per via dell'eccessiva asprezza delle maniere e per i gravami insopportabili – una donnicciola di estrema vecchiaia pregava gli dèi ogni giorno da sola, di mattina, affinché Dionigi fosse incolume e le sopravvivesse. 

Quando il tiranno apprese ciò, stupito dell'affetto, che non gli era dovuto, mandò a chiamare la donnicciola e chiese:

“Perché, o per quale mio merito tu fai ciò?” 

Allora quella rispose:

“La ragione del mio intendimento è precisa; da fanciulla, infatti, poiché avevamo un crudele tiranno, desideravo che ne restassimo privi. Dopo che costui era stato ucciso, un secondo, molto peggiore, era già in procinto di occupare la rocca. Desideravo molto che venisse posta fine anche al dominio di quello; come terzo governante abbiamo avuto te, molto peggiore dei predecessori. E così io offro la mia vita in cambio della tua salvezza, affinché, quando tu sarai morto, uno peggiore non succeda al posto tuo”.

Dionigi si vergognò di punire una sfrontatezza tanto arguta.