Fossi in te guarderei meno al Personal Branding e più alla personalità.

Ce lo spiega direttamente Nicolò Rovella del Genoa.

L’altro giorno mio papà aveva ospiti a merenda e quando sono arrivato a casa l’ho sorpreso a decantare le mie lodi. Come prof? Come professionista? Come figlio? No, come calciatore. Ma visto il tipo è naturale che appena mi abbia visto sulla porta abbia concluso con un lapidario:

“Aveva talento ma gli mancava la personalità”.

Una delle poche volte che ho sentito mio padre dire qualcosa di sensato.

La verità è che non avevo neanche troppo talento, o meglio, ne avevo per giocare in prima categoria, ma la Serie A è un’altra cosa (conferma avuta anni dopo quando ho avuto la fortuna di allenare Roberto Ragone, ex Samp e molto altro, campione e ragazzo delizioso).

Ma avessi avuto almeno la personalità forse avrei potuto salire un po’ di livello lo stesso.

Ed è quello che mi è successo anche nel mondo del lavoro, nello specifico quello aziendale. Troppo buono, troppo corretto (sempre mio padre: “ma è mai possibile che in 15 anni hai preso una sola ammonizione!?”), ma forse anche troppo succube, poco incline a difendere la propria posizione, a sgomitare, a farsi valere. Convinto di dover sempre dare credito a chi avessi di fronte.

Un mix di caratteristiche che in un mondo mediocre e pieno di urlatori come quello delle PMI può solo portarti all’esaurimento nervoso e all’esilio.

Gli urlatori sono quelli che scambiano l’aggressività con l’autorevolezza, come scrivevo in Jobber il libro. Ma la personalità, invece, è un’altra cosa. T’impongo quello che sono, quello che voglio, quello che credo. Ma non lo faccio aggredendoti. Ingollandoti la mia verità. Ma dimostrandotelo. Col lavoro, col carisma, con la consapevolezza.

Tu che tipo sei? Sei un succube? Un urlatore? O uno di personalità?

Per questo mi ha fatto molto piacere leggere la risposta di Nicolò Rovella, forse il meno arrivato, il meno pronto, ora, il meno talentuoso della stirpe dei Nicolò nazionali di questa generazione insieme a Zaniolo e Barella, ma sicuramente uno che ha capito che: il talento? Non basta. Il lavoro? Non basta. Ma devi fare ancora di più lavorando sul tuo carattere, la tua attitudine, il tuo mindset. Lo vedi tu, e lo vedono gli altri intorno te. Infatti il 19enne del Genoa alla Gazzetta dello Sport:

I tuoi pregi migliori in campo. 

La personalità. Le idee di gioco quando ho la palla tra i piedi”.

Cos’è la personalità?

“È qualcosa che hai o non hai, non puoi impararla. In campo, nei momenti difficili, significa chiedere la palla al compagno invece di nascondersi”.

“Significa chiedere la palla invece che nascondersi”. Quanti di questi urlatori che ti hanno spaccato i timpani per anni hai visto nascondersi quando poi il gioco gli chiedeva di prendere una posizione?


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Bonus: Avevamo già discusso del tema nell’articolo “Per essere autorevoli non serve essere arroganti” usando Stefano Pioli come ispirazione. 


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Copertina Jobbermag #6 | Vol.2 | Febbraio 2021